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MezzanotteMezzogiorno,un documentario di Andrea Bertini, racconta l’esperienza della musica tecno-progressive affermatasi in Italia alla fine degli anni ’80. Tale fenomeno artistico trovò terreno fertile soprattutto nelle discoteche della Toscana: l’Imperiale a Tirrenia, l’Insomnia a Ponsacco, il Duplè ad Aulla, il Jaiss a Empoli, il Tartana a Follonica, per citare solo le più famose. Attraverso interviste, documenti fotografici e filmati si è tratteggiato il ritratto di una generazione, che i sociologi anglosassoni hanno definito generation X, che visse la propria gioventù anagrafica e fecondità artistica schiacciata tra la fine del Secolo Breve (1989) e l’inizio dell’Età della Globalizzazione (1994).

MezzanotteMezzogiorno è ambientato essenzialmente nella costa tirrenica della Toscana, entro un ipotetico triangolo che ha i suoi vertici nelle Province di Massa (Aulla) Firenze (Empoli) e Livorno (Vada) e ha il suo fulcro nella cittadina di Tirrenia. L’arco di tempo che intende ricostruire è quello che va dalla fine degli anni ’80 alla metà degli anni ’90.

Le avanguardie musicali hanno spesso la forza di tramutarsi in generazioni, tanto che a volte è sufficiente rammentarne una per far venire in mente l’altra. É stato così con la Beat Generation legata indissolubilmente al jazz dei Gillespie o dei Charlie “uccellino” Parker o al punk londinese che si identifica con la generazione post imperiale e post industriale britannica. Fu così anche per la grande stagione “verdiana” dell’Ottocento, dove lo stesso musicista parmense divenne simbolo e perfino (acronimo!) di una generazione che brigava attorno al sogno dell’unità d’Italia e che poi gli storici codificheranno come “risorgimentale”. L’oggetto del nostro documentario è la generazione progressive, una generazione sotterranea, underground, come vuole la definizione britannica.

Il racconto parte da un luogo simbolo: la discoteca Imperiale di Tirrenia. Ma agli albori degli anni ’90, più precisamente dal ’90 al ’95, Tirrenia è squassata da una energia nuova: apre la discoteca Imperiale. Dall’invidiabile posizione strategica: tra Pisa e Livorno, vicino al casello autostradale e relativamente prossima alla Versilia, la discoteca funge da catalizzatore di novità artistiche e musicali. I dj’s d’avanguardia, i vocalist più dissacranti, e migliaia e migliaia di giovani provenienti da tutta Italia si riversano in città. É una massa pressoché invisibile, un popolo di nottambuli che fugge le convenzioni senza scontrarvisi. Su questo momento focale si poserà l’occhio della cinepresa, andremo a ricostruire attraverso interviste, ricerca del materiale documentale, vecchie trasmissioni tv, l’humus culturale, le usanze, i rituali di questo “popolo della notte”. Un “popolo” che proprio in quel momento stava codificando il linguaggio che diverrà in poco più di un decennio di dominio pubblico. Termini come afterhours, happyhours, trendy, vocalist, pr, selezione, privè, bella gente, dj’s session, trasgressione, cubisti si affacciano nel lessico giovanile.

Una nuova gerarchia sociale fatta da frequentatori occasionali (il gradino più basso) frequentatori assidui, pr, buttafuri, cubisti/e dj’s e vocalist popola questo mondo. Anche le droghe si insinuano con una nuova faccia. Abbandonata la marjuana simbolo degli anni ’60, l’eroina (’70) e la cocaina (’80) questo scorcio degli anni ’90 si caratterizza per un uso massiccio di ecstasy, una droga sintetica che si assume in forma di pasticca; all’apparenza molto asettica e “clean”, ma dall’effetto distruttivo. Questa generazione, come il Secolo che l’aveva preceduta fu una generazione “Breve”, si consumò nell’arco di un quinquennio, ma gli effetti che provocò come se fossero stati carpiti da una polaroid oggi che il tempo li ha “sviluppati” appaiono in tutta la loro nitidezza. Accanto e in tralice a quei ragazzi, infatti, è possibile leggere tutta la drammaticità del periodo storico che hanno vissuto. Hanno assistito impotenti ad immani sconvolgimenti geopolitici che a quel tempo scuotevano l’Italia e il mondo.

In un breve lasso di tempo cadeva il “Muro” di Berlino portando con se la “Cortina di Ferro” e la stessa URSS. Si chiudeva così la “guerra fredda” e il “secolo breve”. In Italia dopo il triennio 1989-1992 indicato come periodo del CAF dall’acronimo dei tre protagonisti, Craxi, Andreotti, Forlani si sbriciolava il cinquantennale sistema di potere che ruotava attorno alla Democrazia Cristiana. Nello stesso periodo tre giorni dopo la caduta del Muro di Berlino alla Bolognina il P.C.I. entrava in agonia. Abbandonava nome, simbolo e “cespugli” ed avviava il percorso che di lì a qualche anno, dopo il periodo di Tangentopoli, avrebbe visto l’incontro tra i reduci del moloch comunista e i transfughi dossettiani della D.C. all’ombra dell’Ulivo prodiano. Si affermava in quel periodo il berlusconismo. Nel campo del lavoro grazie all’accordo tra sindacati e confindustria si attuavano i primi assalti allo statuto dei lavoratori, mentre dopo sessanta e passa anni si iniziava a concepire una riforma scolastica e universitaria che mettesse da parte il sistema voluto da Gentile. Nel campo sociale crollava l’istituzione cardine della famiglia. Ma era anche, e direi soprattutto!, il momento nel quale maturava lo scollamento tra quello che oggi indichiamo con la locuzione “paese reale” e quella istituzione che i costituenti stessi avevano inteso come cinghia di trasmissione tra volontà popolare e apparato legislativo: i partiti.

 
 
 
 



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